La sentenza 6/2024 della Corte Costituzionale stabilisce un termine minimo di tre anni per la liquidazione controllata, applicabile solo ai casi con prospettive di reddito. Questo termine sembra mirare a gestire i beni sopravvenuti solo nelle procedure con prospettive reddituali e solo se destinati all’esdebitazione.

Le liquidazioni senza prospettive di esdebitazione e quelle senza attese reddituali future, come nel caso delle imprese minori e delle start-up innovative, potrebbero essere concluse più rapidamente per garantire la ragionevole durata della procedura, come prescritto dall’articolo 272 terzo comma Ccii.

La Corte ha equiparato la disciplina degli articoli 142, comma 2, Ccii e 268, comma 4, lettera b), Ccii, sostenendo che entrambi impongono di destinare tutti i redditi alla procedura, salvo quanto necessario al mantenimento del debitore. Questa interpretazione è ritenuta compatibile con la Costituzione e l’articolo 2740 del Codice Civile.

La Corte individua un punto di equilibrio tra garanzia patrimoniale, esdebitazione e durata ragionevole della procedura, fissando il limite di tre anni per l’acquisizione della quota di reddito eccedente le esigenze di sostentamento. Tuttavia, si afferma che in alcuni casi la durata minima del triennio può e deve essere derogata.

Quando l’esdebitazione non è possibile, la Corte sostiene che la chiusura della liquidazione non danneggia la garanzia dei creditori e, quindi, la durata della procedura può essere inferiore al limite fissato dall’articolo 282 terzo comma Ccii. L’efficienza e il principio di preservare la ragionevole durata della procedura diventano prioritari quando non ci sono redditi da acquisire.

La Corte evidenzia che le liquidazioni controllate non mirano a coprire le spese di procedura ma a esitare il patrimonio del debitore a vantaggio dei creditori concorsuali. Quindi, la liquidazione controllata inefficace, priva di introiti reddituali, sembra essere giustificata.

In conclusione, la durata triennale minima si applica solo alle procedure senza beni con prospettive reddituali, mentre le altre possono durare oltre il triennio, anche dopo la pronuncia della Corte.

Fonte: Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2024

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