L’Art-bonus, incentivo fiscale, che garantisce un credito d’imposta del 65% per donazioni monetarie a favore di beni culturali pubblici ed enti culturali, si estende ora anche a professionisti, imprenditori sotto regime forfettario, imprese agricole e chi produce reddito d’impresa. Tuttavia, i beneficiari devono essere gestori diretti di beni culturali pubblici, escludendo intermediari come i trust.

La circolare del 28 dicembre 2023 fornisce chiarimenti, in particolare per quanto riguarda le modalità di raccolta fondi. La possibilità di applicare l’Art-bonus alle attività di raccolta fondi tramite terzi intermediari, come piattaforme online di crowdfunding, è confermata. Tuttavia, è necessario che le destinazioni e i beneficiari delle donazioni siano conformi alla normativa e, che siano garantite condizioni di tracciabilità delle donazioni. La commissione eventualmente addebitata dalla piattaforma deve essere esclusa dalla base di calcolo del credito d’imposta.

Rispetto alle erogazioni liberali, l’Art-bonus costituisce un’alternativa alle detrazioni previste dall’articolo 15 del TUIR, focalizzandosi sugli interventi di manutenzione di beni culturali. Per persone fisiche ed enti non commerciali, il credito d’imposta è riconosciuto entro il 15% del reddito imponibile, mentre per i titolari di reddito d’impresa è nel limite del 5 per mille dei ricavi annui, distribuito in tre quote annuali.

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