Secondo il founder di Linkedin, Reid Hoffman, “fare startup è come lanciarsi in un burrone e costruire un aereo mentre si cade”. In Italia, il numero di startup cresce, ma diventa sempre più complicato il passaggio da startup ad azienda. Infatti, secondo quanto previsto dal Ministero dello Sviluppo Economico, il numero di startup innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese (si ricordi, costituite da meno di cinque anni, non quotate, con fatturato inferiore a 5 milioni di euro), è in crescita dell’1.8% rispetto al trimestre precedente.

Si distinguono le startup che offrono servizi alle imprese (76%), che operano nel settore manifatturiero (15.7%), mentre il restante opera nel commercio, agricoltura, turismo e trasporti. La Lombardia, in particolare Milano, si conferma la Regione di maggior rilievo in termini di numero di startup, 26.7%.

Per quanto riguarda gli startupper, i protagonisti sono i giovani under 35, che costituiscono più di un terzo degli imprenditori che decidono di intraprendere quest’attività, mentre sempre più elevata è la percentuale di giovani che compongono le startup innovative: più di 4 startup su 10 sono costituite da giovani under 35 in netta prevalenza.

Dal report di StartupItalia, si evince che le startup sono incrementate notevolmente nell’ultimo anno. Nonostante ciò, il gap con il resto dell’Europa resta. Infatti, secondo InnovUp, gli startupper hanno riscontrato una notevole difficoltà nel reperire investitori e nel rispondere alla costante richiesta di liquidità. A ciò si aggiunga che la guerra in Ucraina ha reso molto più prudente il mercato, per cui il numero di conversioni di startup in aziende è in diminuzione rispetto al periodo pre-pandemico.

Quali possono essere le soluzioni? Ci si può muovere lungo tre direttici:

  • Ripristinare la collaborazione con i venture capitalist nazionali;
  • Rinnovare la legge sulle startup innovative, cercando di aprire maggiormente all’estero;
  • Incentivare il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti.

Sull’ultimo punto, il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito a Cdp Venture capital due miliardi di euro per rafforzare gli investimenti in startup e Pmi innovative. In più, sono stati introdotte diverse agevolazioni, come ad esempio l’accesso gratuito e semplificato al Fondo di garanzia per le Piccole e medie imprese, con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito mediante la concessione di garanzie sui prestiti bancari, oltre a Smart&Start, promossa da Invitalia per sostenere la crescita e lo sviluppo di startup innovative mediante l’erogazione di un finanziamento a tasso zero per progetti di sviluppo imprenditoriale, con un programma di spesa tra 100 mila e 1.5 milioni di euro.

C’è ancora tanto da fare, sia nel mondo del private equity che per i bandi di finanziamento, ma nel 2023 si stima un intervento finanziario che possa accompagnare le startup nel proprio percorso di crescita.

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