Il mercato del lavoro in Italia è oggi in evoluzione molto rapida e profonda, in funzione dei grandi cambiamenti epocali degli ultimi trent’anni, che hanno mutato in maniera radicale e irreversibile il contesto giuridico e politico - e di conseguenza la società e l’economia - dell’Unione Europea. Gli accordi di Schengen e l’introduzione dell’euro si sono sommati e hanno amplificato la rivoluzione digitale del personal computing di massa e dell’interconnessione informatica generalizzata risultante dalla diffusione di Internet. La conseguenza più significativa in termini di ricaduta sociale di questa rapida evoluzione è il continuo rischio di obsolescenza delle abilità lavorative, oggi comunemente definite “skill”. Sia la grande impresa che le PMI devono oggi competere su un mercato di portata e qualità globale, e questo richiede da parte dei lavoratori maggiore spirito di adattamento e flessibilità rispetto al passato, perché diventa molto più frequente la necessità di improvvisi rimansionamenti e di formazione aggiuntiva rapida e mirata. Di conseguenza, acquistano sempre maggiore importanza, oltre alle indispensabili competenze digitali e alle “Hard Skill”, cioè le competenze di natura più strettamente tecnica acquisite tipicamente nel percorso educativo, le cosiddette “Soft Skill”, cioè l’insieme di abilità e saperi non tecnici, non specifici rispetto al tipo di lavoro, che possono fare la differenza in termini di opportunità individuali del lavoratore perché ne determinano la capacità soggettiva di partecipare efficacemente al contesto lavorativo. Le soft skill, spesso definite approssimativamente “competenze trasversali”, sono per definizione difficili da quantificare, riconoscere, valutare e sviluppare, in quanto pertinenti alla sfera più specificamente umana dell’individuo, come gli atteggiamenti personali, le abilità sociali e gestionali, quindi intangibili. Una ricerca americana della Eastern_Kentucky_University indica le dieci soft skill più richieste. Le elenchiamo qui di seguito:
  1. Comunicazione, cioè capacità di esposizione testuale orale e scritta, presentazione, ascolto, chiarezza e leggibilità del discorso e della scrittura.
  2. Cortesia, cioè buone maniere, atteggiamento formalmente corretto e gradevole, educazione di base, atteggiamento rispettoso.
  3. Flessibilità, nel senso di adattabilità, disponibilità al cambiamento, attitudine all’apprendimento e formazione continua, apertura mentale.
  4. Integrità, cioè onestà, etica, alto senso morale, solidi valori personali, distinguere il bene dal male.
  5. Abilità interpersonali, cioè simpatia, personalità, senso dell’umorismo, atteggiamento amichevole, empatia, autocontrollo, pazienza, socievolezza, calore, senso sociale.
  6. Atteggiamento positivo, cioè ottimismo, entusiasmo, tendenza a incoraggiare, allegria, autostima.
  7. Professionalità, cioè mentalità imprenditoriale, abbigliamento adeguato, aspetto curato.
  8. Responsabilità, cioè affidabilità, pragmatismo nel completare i compiti, dotazione di risorse, autodisciplina, scrupolo, coscienziosità, buon senso.
  9. Lavoro di squadra, cioè attitudine a cooperare, buon rapporto con gli altri, gradevolezza, attitudine ad aiutare gli altri e a collaborare.
  10. Etica del lavoro, cioè impegno e buona volontà nell’affrontare il lavoro, lealtà, spirito di iniziativa, motivazione, puntualità, presenza costante.
Oggi la valutazione delle soft skill cresce di importanza fino a collocarsi al terzo posto tra i criteri di selezione, subito dopo l’esperienza lavorativa già acquisita e le hard skill.

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